1) quando parliamo di robotica contro il bullismo l’espressione delle persone che abbiamo davanti spesso varia tra lo stupito e le incuriosito. L’immagine mentali che si fanno e spesso quella di robot che si battono contro i bulli per difendere una vittima. Come può la robotica combattere il bullismo?

2) Il bullismo si combatte e soprattutto si previene grazie alla creazione di un ambiente sociale e relazionale accogliente e cooperativo. La robotica quindi previene il bullismo attraverso la stimolazione di processi relazionali positivi e la creazione di un ambiente di accoglienza e rispetto. Inoltre le attività ludiche sviluppate aiutano l’insegnante ad affrontare il tema del bullismo e a prevenire l’insorgere di casi di violenza.

3) Oggigiorno siamo circondati di tecnologie e nella scuola e nell’educazione non si fa che esaltare l’importanza dello sviluppo del pensiero computazionale, delle abilità tecnologiche e delle capacità tecniche. La relazione primaria di una persona non è più con gli altri, ma con devices e strumenti collegati alla tecnologia. Da un lato è sì giusto rendere gli studenti consapevoli delle potenzialità degli strumenti che andranno ad usare, ma allo stesso tempo se la robotica, il coding, il pensiero computazionale vengono intesi solo come elementi, conoscenze da acquisire e materie su cui mettere un voto, le si svuota della reale valore educativo che questi possono avere. Un’impostazione didattica che mette al centro lo strumento tecnologico e non la persona che lo usa, è sicuramente limitata è limitante, crea degli utenti che dipendono dallo strumento e fa perdere l’aspetto relazionale ed umano. La nostra società è sempre più centrata sulla prestazione e l’egoismo, quindi sempre più bullizzante, la scuola e il mondo dell’educazione devono tornare a mettere al centro la persona, le relazioni positive con gli altri, l’empatia, la cooperazione, il gruppo, e il rispetto reciproco. Ci possiamo chiedere come robotica e altre materie tecnico-scientifiche possano collaborare contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, soprattutto se le consideriamo semplicemente delle mere conoscenze da apprendere. Robotica contro il bullismo mira anche a questo.

4) Ma come è nata questa idea? Dobbiamo tornare indietro di qualche anno quando, raccogliendo le prime esperienze di un’insegnante ed elaborando le sue idee, Stefano Cobello ha avuto l’intuizione geniale di utilizzare il robot per la prevenzione del bullismo. Nel 2016 ha contattato la Clementoni, proponendo una collaborazione. Dopo questo è il primo incontro nel 2017 il progetto robotica contro il bullismo è iniziato grazie con il supporto di 10 insegnanti, dall’infanzia alla secondaria, che hanno voluto iniziare a creare un approccio di prevenzione al bullismo con attività di robotica educativa. L’idea ha avuto talmente tanto successo che un anno dopo è iniziato un corso di formazione specifico (sia tecnico sulla robotica che teoretico sulla parte psicologica) chiamato “le strade del bullo” che ha coinvolto 130 insegnanti. Vedendo il successo di questa idea e credendo fortemente nella sua validità nel 2019 abbiamo scritto un progetto europeo di riforma politica così da poter allargare questo modello anche ad altre nazioni europee.

5) L’idea è stata così apprezzata che hanno partecipato a questa proposta di progetto 11 partner da 9 Nazioni: l’università di Burgos, il ministero dell’educazione della regione Castiglia e Leon dalla Spagna, il provveditorato all’educazione della provincia di Usak in Turchia, il centro per l’educazione della provincia di Panevezys in Lituania, diverse associazioni dal Portogallo, dalla Romania, dalla Polonia, un centro di ricerca universitaria dalla Bulgaria e una associazione di insegnanti dalla Macedonia del Nord. Tutti questi partner hanno fortemente creduto nella potenza di questa idea e così come la commissione europea che ha deciso di approvare questo progetto di riforma politica. È nato quindi robotics versus bullying. La sfida si è quindi allargata ad altri paesi e ad altri contesti ma lo strumento usato è lo stesso. Al centro c’è il gruppo, il gioco, il robot come elemento di coinvolgimento e di facilitazione del cambiamento.

6) la robotica contro il bullismo lavora quindi su due aspetti principali: il primo è quello delle dinamiche di gruppo andandole migliorare e secondo è quello più specifico che permette all’insegnante è vero uno strumento attraverso il quale parlare direttamente di bullismo con i bambini. Riguardo alle dinamiche di gruppo abbiamo già abbondantemente spiegato come agisce la robotica educativa. Sottolineiamo di più come portando avanti queste attività in maniera consapevole l’insegnante può quindi creare un ambiente che sia accogliente, nel quale i bambini si sentono liberi di sperimentare dei ruoli e di comprendere meglio le reazioni degli altri. Lavorando insieme si creano legami migliori e si rafforza l’idea di unione della classe.

7) La robotica educativa è una strategia didattica educativa con un grandissimo potere se la intendiamo in senso relazionale e sociale. Ovviamente la robotica educativa incoraggia le competenze scientifiche e tecnologiche quali ad esempio il linguaggio di programmazione, il pensiero con mutazionale, l’atteggiamento scientifico, l’attitudine alle scienze, l’interesse nella tecnologia e soprattutto la creatività e l’innovazione. Ma andando oltre, la robotica educativa permette la creazione di un ambiente di apprendimento interdisciplinare in maniera fortemente interattiva attraverso uno strumento estremamente affascinante per gli studenti di qualunque età.

8) Il robot per uno studente o un alunno è un elemento estremamente affascinante perché reagisce, parla e risponde, stimola l’immaginazione perché si può trasformare in tantissimi personaggi differenti a seconda di ciò che vuole il bambino. Il robot segue anche la volontà del bambino poiché è egli stesso a programmarlo nei suoi movimenti. Dal punto di vista dell’apprendimento il robot è un elemento esterno che permette al bambino di sbagliare, e di sperimentare liberamente poiché è un contenitore esterno al quale poter addossare la responsabilità dell’errore.

9) Anche per un insegnante il robot è un elemento estremamente utile e importante, è uno strumento interattivo che favorisce lo sviluppo delle capacità cognitive e relazionali, può essere usato in classe per migliorare il clima relazionale. il robot è estremamente funzionale per acquisire competenze accademiche e scolastiche.

10) possiamo evidenziare diverse dinamiche all’interno di questi gruppi che permettono di vedere come i bambini sviluppano capacità di lavoro in gruppo, collaborazione, comunicazione positiva e aiuto reciproco. I bambini imparano a sviluppare regole comuni e a rispettarle perché comprendono in maniera diretta come la regola aiuta e facilita la comunicazione il divertimento e lo stare nel gruppo. Quindi questa condivisione delle regole fa sì che ogni bambino si è responsabile del proprio spazio del proprio comportamento rispetto agli altri aumenta quindi una consapevolezza sociale senza che ci sia un intervento esterno da parte di adulti che impongono delle regole.  Questo aumenta anche la proattività è la capacità di empatia rispetto agli altri quindi il processo di apprendimento si libera della paura dell’errore per dar spazio all’espressione di sé e della propria identità.

11) Quindi Il robot non è il fine. Il robot è uno strumento. L’obiettivo nella robotica educativa per come la intendiamo noi non è imparare a programmare il robot, ma creare un atmosfera educativa un ambiente di apprendimento prossimale nel quale in un gruppo di bambini impari a stare insieme, a rispettare delle regole, a sperimentare dei ruoli, a prendere decisioni in comune, a mediare le differenze, ad apprendere stili comunicativi diversi e leadership condivisa. Il robot usato in maniera cooperativa ha quindi un enorme potere di agire sulle relazioni che si creano in classe.  Grazie alla sua capacità di incarnare personaggi diversi aiuta la fantasia dei bambini, grazie al suo essere uno strumento esterno permette ai bambini di proiettare i propri errori e le proprie insicurezze. Grazie al fatto di essere usato il gruppo permette il superamento dell’individualismo a cresce la socializzazione, la consapevolezza della presenza degli altri, le capacità di prendere decisioni, e capacità di mediazione tra le differenze nel gruppo, l’apprendere a stare in gruppo migliorando il proprio stile comunicativo o sperimentando la leadership.  La lista può essere ancora lunga perché soffermandoci ad analizzare quanti elementi entrano in gioco quando utilizziamo la robotica educativa in maniera cooperativa di gruppo e prosociale ci rendiamo conto di come questi momenti contribuiscono allo sviluppo neuropsicologico dei bambini.

12) manca ancora un elemento per comprendere come la robotica educativa possa essere un elemento fondamentale per la prevenzione del bullismo.  I robot sono strumenti estremamente affascinanti per tutti gli studenti con qualunque tipo di difficoltà. nella nostra esperienza nei progetti europei abbiamo sperimentato con risultati estremamente positivi come i robot siano fondamentali e un elemento importantissimo per l’educazione inclusiva perché ogni studente grazie al robot può trovare il suo modo di esprimere le proprie potenzialità. In particolare abbiamo visto come il robot crea un ambiente inclusivo per gli alunni con disabilità e bisogni speciali, con un un background migratorio o che non parlano la lingua, che vengono da contesti svantaggiati ma anche per coloro che sono più dotati o che sono ad alto potenziale (gifted).

13) Questa introduzione ci permette di capire meglio come in generale la robotica educativa possa prevenire il bullismo. Come da classica definizione il bullismo è un evento reiterato nel tempo dovuto a uno sbilanciamento di potere sociale. Consideriamo fondamentale lavorare nella prevenzione, per questo il progetto si rivolge alla scuola primaria innanzitutto.

14) Viviamo in una società che stimola il bullismo: le parole della politica sono aggressioni e insulti, dov’è il più forte o chi urla di più zittisce l’altro. La società che ci circonda è piena di violenza verbale e fisica, una violenza che i bambini respirano e apprendono. Ma andiamo ancora più a fondo e facciamo un po’ di autoanalisi su quello che succede all’interno di una classe. In un’ottica didattica incentrata sul voto e sulla performance, quello che otteniamo è una classe divisa in graduatorie, in bambini abili o meno abili, in bambini capaci e meno capaci. Questa competitività crea un clima estremamente ansiogeno per i bambini con maggiore difficoltà, e una tendenza alla presa in giro che può scaturire in episodi di bullismo da parte dei bambini “più bravi” o di coloro che reagiscono in maniera aggressiva alla frustrazione e alle difficoltà.

15) Questa è una generalizzazione ma la prevenzione del bullismo passa soprattutto dal clima che si respira all’interno della classe. L’immagine ci dà un’idea di quanti elementi psico-sociali concorrono all’attuazione di un atto di bullismo. È importante lavorare sul clima sul gruppo, perché la dinamica vittima bullo riguarda anche aspetti psicologici individuali, per i quali non sempre gli insegnanti hanno gli strumenti per lavorare.  L’elemento principale attraverso il quale il bullismo può essere prevenuto e sconfitto e la partecipazione degli altri, del contesto sociale. Se gli osservatori di una scena di aggressione o di bullismo intervengono a bloccarla questa difficilmente si ripeterà, perché il bullo comprende che l’azione non è parte del ventaglio comportamentale possibile in quel gruppo. Quindi nel tempo andrà a limitare, fino a farli scomparire i propri atteggiamenti di aggressione sia fisica che verbale. Nel momento in cui il gruppo sostiene l’azione del bullo, o semplicemente si limita a non agire, questo rafforza il comportamento e la stabilizzazione della violenza del bullismo. Quindi lo strumento più efficace che abbiamo in mano per poter impedire la nascita e lo sviluppo di situazione di aggressione di violenza è proprio quella di creare un ambiente scolastico e di classe positivo accogliente e incentrato sulla accettazione e rispetto reciproco.  E la robotica contro il bullismo nasce proprio con questo obiettivo. Per porre le basi, fin dalla scuola primaria, di un comportamento di naturale rifiuto delle dinamiche di prevaricazione, che verrà mantenuto per il resto della vita.

16) L’altro aspetto per cui è utile lavorare con la robotica educativa per parlare di bullismo e quello di fornire all’insegnante uno strumento ludico con il quale affrontare dei discorsi importanti per cui spesso possono mancare le parole. Le attività sviluppate dal progetto robotics versus bullying e prima ancora dagli insegnanti che hanno fatto parte del team di robotica contro il bullismo permettono proprio all’insegnante di parlare di un tema complesso come quello del bullismo e della reazione agli atti di bullismo in maniera ludica e più semplice, con un linguaggio adatto ai bambini.  Il bullismo diventa quindi parte di una rappresentazione, parte di un gioco nel quale sono presenti tutte le diverse figure che entrano a far parte della dinamica del bullismo. Attraverso questo gioco i bambini possono proiettarsi e possono comprendere le dinamiche e analizzarle attraverso loro stesso linguaggio tramite il gioco. Essendo un’attività ludica i contenuti vengono espressi in un ambiente protetto. Nella dinamica del gioco tutti parlano, hanno spazio ed importanza.  I bambini conoscono già che le azioni dei bulli sono sbagliate ed a parole sanno rispondere. Questa attività li coinvolge attivamente e personalmente nella discussione, non è un ascolto passivo delle regole di comportamento sociale, ma un ragionare su quelle che sono le soluzioni concrete a situazioni che possono vivere.  L’attività gioca sull’empatia e sulla capacità di immaginare come gli altri possano sentirsi e reagire.  Centrale per l’impostazione teorica dietro a queste attività di robotica educativa è l’assoluta mancanza di attribuzione di colpa. Il bullo stesso viene visto come un bambino che al di là dei comportamenti che mette in atto merita rispetto merita attenzione; la vittima al di là delle difficoltà che possa avere viene vista come una persona in grado di agire e di cambiare la situazione nella quale si trova; gli altri gli osservatori sono al centro dell’attenzione spesso e permette loro di vedere come possono reagire, come hanno loro per primi una potenzialità di interrompere queste catene di prevaricazione e di aggressione.  molto spesso i giochi proposti le attività proposte usano il robot come personificazione dei personaggi del bullo o della vittima e la tavola di gioco come l’esempio pratico delle risposte comportamentali che possono essere date.

16) Possiamo fare due esempi di attività che sono state sviluppate per questo per questo progetto. La prima è find your way questa piattaforma di gioco viene usata da due robot contemporaneamente uno che rappresenta l’aggressore, l’altro il bersaglio. Obiettivo del gioco è che entrambi i robot raggiungano le vie d’uscita poste agli angoli del tabellone. Le uscite rappresentano varie possibilità di relazioni, nonché di qualità personali, che gli permettono di trovare una soluzione, la più adatta a loro.  I bambini in gruppo di 4 si dividono tra i 2 ruoli, pescano una carta che descrive una situazione iniziale di bullismo e, posizionano i 2 robot nelle caselle emozione o reazione indicate dalla carta. Le emozioni e le azioni/reazioni di partenza sono quelle che si manifestano o che possono scaturire da situazioni di aggressione.  I bambini programmano il robot in modo da fargli compiere il percorso verso l’uscita/ risorsa scelta, passando sulle caselle che rappresentano le persone o le caratteristiche scelte. Allo stesso tempo narrano l’un l’altro come la situazione evolve, come può cambiare nel momento in cui l’aggressore o la vittima mettono in atto dei comportamenti. Lo spazio di gioco è condiviso, quindi le due squadre devono auto-regolarsi nello svolgimento del gioco, decidendo turni e modalità. Il gioco non si limita solo a presentare ciò che muove questi bambini ma porta gli studenti a ragionare su come risolvere la situazione. Infatti il tabellone presenta varie vie d’uscita che sono le possibili soluzioni, le possibili azioni che può intraprendere un bambino vittima di bullismo per poter parlare del proprio problema e poter far emergere la problematica. Quindi attraverso il gioco i bambini non solo sono spinti a ragionare sulle emozioni e le reazioni che muovono un comportamento, ma iniziano a pianificare delle possibili soluzioni nel caso in cui si dovessero trovare in in pericolo o in una situazione di bullismo. Il gioco quindi aiuta loro a proiettarsi in una realtà e ad avere pronte delle risposte, cosa che spesso invece le vittime non hanno, sentendosi assolutamente inermi di fronte al pericolo.

17) Un secondo gioco nato dal team di robotica contro il bullismo e “i bulloni di Billy il bullo”. Questo gioco propone una riflessione sulla figura del bullo. Billy è un “robot-bullo”, i cui bulloni corrispondono a dei comportamenti problematici. I bambini, programmando e muovendo DOC Clementoni sul cartellone, dovranno liberare Billy da tutti i bulloni attraverso un percorso che li condurrà alla loro analisi e discussione.  I comportamenti problematici sono disegnati dagli stessi alunni, sia su delle tessere poste sul cartellone, sia su dei “bulloni” che vengono attaccati sul robot. Il far disegnare ai bambini ciò che intendono per bullismo ci dà molte informazioni, sia sulle loro esperienze pregresse, sia su ciò che interpretano e identificano come bullismo. Durante il gioco, il gruppo (può essere anche l’intera classe) programma il robot per raggiungere le caselle con i comportamenti problematici, e si confrontano su queste domande: che cosa è successo? perchè è successo? quale è la migliore reazione? Le domande possono proseguire e diventare personali: ti è mai successo? come hai reagito? Viene lasciato spazio alla discussione e quando si raggiunge l’idea comune di come risolvere il comportamento-problema, il bullone viene staccato e si procede verso la casella successiva.  Alla fine del percorso, Billy si è liberato di tutti i comportamenti problema e può essere realmente se stesso. Cito solo velocemente l’attività Adotta un bullo, sempre sviluppata dal team di insegnanti di robotica contro il bullismo, anche in questo caso si sottolineava come il il bullo è un bambino che ha bisogno di attenzioni e di amicizia.

18) Le attività sviluppate seguendo l’approccio l’idea di robotica contro il bullismo permettono di rafforzare la vittima fornendo anche indirettamente soluzioni a quelle che sono le situazioni in cui può trovarsi in caso di bullismo. Permettono di ridare una definizione al bambino bullo e fargli capire che la rabbia e le difficoltà che prova, il comportamento che mette in atto, sono da una parte negativi e dall’altra gli permettono di vedere un’alternativa ai comportamenti che solitamente ha. Il resto del gruppo classe viene rafforzato nella capacità di riconoscere e di rispondere le situazioni di prevaricazione, non come situazioni divertenti delle quali ridere o nelle quali parteggiare per il più forte. I bambini attraverso il gioco si rendono conto di quello che realmente è il bullismo: un atto di prevaricazione quindi che non c’è nulla di divertente in quello che sta succedendo. Il lavorare in gruppo e cooperativamente per raggiungere un fine comune va a sviluppare nei bambini anche una concezione di società di gruppo sociale nella quale si trovano ed è un gruppo sociale a cui si di cui si sentono parte e nel quale si sentono rispettati e per il quale quindi lotteranno e porteranno avanti un certo tipo di comportamento. Quindi andando a stimolare una un ambiente di classe migliore cooperativo non ci sarà terreno non ci sarà ossigeno per far sviluppare quello che è il bullismo.

19) Dopo questa lunga panoramica su quella che è l’impostazione su quella che l’idea e il cuore del progetto, possiamo parlare anche di quelle che sono le parti più tecniche e pratiche di Roby. Ciò quello che il progetto ha prodotto e sta producendo. Iniziamo con un modello teorico in cui l’approccio della Robotica contro il bullismo viene spiegato e approfondito con numerosi riferimenti bibliografici e di ricerca.  Oltre a questa parte teorica stiamo raccogliendo una serie di attività di robotica contro il bullismo sviluppate dagli stessi insegnanti.  Abbiamo sviluppato 3 giochi sperimentali per robot Doc e SuperDoc, uno dei quali è find your way. Durante questo anno scolastico valuteremo l’impatto che queste attività hanno sui bambini con delle specifiche ricerche sul cambiamento di atteggiamento rispetto al bullismo.  Nel marzo scorso si è svolto un corso di formazione on-line che ha visto la partecipazione di centinaia di insegnanti sia in maniera sincrona che asincrona. un corso di formazione in presenza è previsto A gennaio in Polonia, nel quale gli insegnanti si scambieranno ulteriori idee per attività. Stiamo attivando corsi di formazione in presenza per tutte le scuole interessate.  Creeremo delle scuole-polo della Robotica contro il Bullismo, scuole impegnate in prima linea nella prevenzione e nella formazione di altri insegnanti.  Come detto, questo progetto è un progetto di riforma politica quindi sarà fondamentale concludere il progetto con delle proposte politiche rispetto a l’approccio alla prevenzione del bullismo in maniera efficace.

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